Mazzarri: «Parla la Juve che si vanta di 30 scudetti»

L’allenatore del Napoli: «Mi volevo dimettere dopo la partita di Pechino. Abbiamo fatto bene a non partecipare alla premiazione. Non accetto lezioni di sportività da chi non riconosce le sentenze sportive. Le regole devono valere per tutti, senza pesi e misure diverse»

CASTELVOLTURNO – Mazzarri aveva pensato di lasciare il calcio dopo la sfida di Supercoppa con la Juve. Lo rivela lo stesso tecnico in conferenza stampa, alla prima uscita ufficiale dopo la sfida di Pechino. ‘Elkann? Mi viene da rispondere con una battuta: non siamo rientrati perchè tutti i giocatori erano sotto la doccia..Volevo vedere quello che dicevano loro se subivano tutto quello che abbiamo subito noi. Il paragone con Cammarelle e lo spirito olimpico? Non lo accetto da una società che accampa 30 scudetti quando ci sono le sentenze sportive che gliene attribuiscono ventotto.. Col senno del poi, vedendo quello che ha deciso il Giudice Sportivo leggendo il referto arbitrale, siamo stati ‘cornuti e mazziati’ e vi dico che non rientrare in campo è stata la cosa migliore. Se anche ci fosse stato qualche ripensamento sul nostro operato, questo è svanito guardando tutte le sanzioni che ci hanno comminato. Se noi fossimo rientrati in campo, magari incrociando gli arbitri, e qualcuno di noi avesse continuato a commentare le loro decisioni, cosa sarebbe accaduto? In quanti saremmo andati a Palermo? La società ha fatto bene a cercare di limitare i danni. Vi dico altri due aneddoti: quando sono stato espulso sono salito in tribuna e ho preso il telefono, era pieno di messaggi del tipo: “Dì al tuo presidente di ritirare la squadra”, di persone importanti e competenti nel calcio. Io sono stato zitto una settimana, rivedendo 4-5 volte la partita e ascoltando tutti i commenti, e avevo per un attimo anche pensato di smettere. Smettere col calcio, di dimettermi. Poi sono stato in vacanza un paio di giorni, in un feudo juventino, e tanti tifosi sono venuti da me a scusarsi, a dirmi: ‘Ci piaceva vincere ma ci piaceva vincere in un modo giusto, non così’. E allora ho pensato che rimanere e provare a dare qualcosa in più a questo calcio era la cosa migliore’.

(tratto da “Il Corriere dello Sport” del 18 agosto 2012)

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L’Italia è un Paese di MERDA!

Pescara, sabato 14 aprile 2012 ore 16.30 circa..

Schermata 2012-04-14 a 19.06.00

Questa è l’immagine-simbolo di questo Paese di MERDA! 7-8 minuti di ritardo per una crisi cardiocircolatoria è un’infinità! Uno spazio temporale di cui forse qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità. Piermario Morosini, aveva 26 anni, si è accasciato al suolo durante la partita di Campionato di Serie B tra Pescara e Livorno (la squadra in cui militava in prestito dall’Udinese). I soccorsi sono stati ritardati da questa auto dei Vigili Urbani che sostava in prossimità dell’ingresso al terreno di gioco impedendo all’autoambulanza di fare il suo dovere. Chi mi dice che quei 7-8 minuti non siano stati fatali?

 

Rapstar (Clementino + Fabri Fibra) – Una possibilità

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Non voglio offendere nessuno..
..qui c’è la merda intornogronda fino a superare il muro
una nazione dove il buio  mi copre il sole fino a notte fonda
e che futuro oscuro.. lo vedo dalla sfera magica 
che mentre si agita prova di colpo a farmi cambiare pagina
cerchi la sorte tragica?
..vieni in Italiasi mangia benema poche le possibilità
operai licenziatimaiali ingrassati
e c’è chi si vende l’anima!
..i miliardi incassaticoi piedi impastati
tra le sabbie dell’avidità!
dottor Jeckil si è incultato Mr Hyde
ieri sera ha trasformato la sua identità
poi c’è questo c’è quello
ma ven a’ crisla police co’ sorris..
..vienece a truvà!

Voglio solo una possibilità
credo nella fortunatutti meritano chance
Luna sulla mia città
voglio solo la mia possibilitàuna possibilità
dammi solo un motivo per non andarmene..

Mamma miagiornalisti sbagliati una malattia..
vedo notizie qui dall’Italia e voglio andare via
l’alta finanza vince sul contadino che si fa il culo già dal mattino
sicuro sta tramortito
non ho capito
controcultura è lo stato
questa è la natura di stare già calpestato dalla nascita
tu come vuoi che sia la crescita di sti ragazzi
non c’è mai rinascita e l’Esercito li esercita
poi resuscita l’odio come nel film
horror come Quentinmade in Italy
le cazzate che guardano lì in tv, ogni dì sul tg
crisi di identikit
i politici sono assettati come donne svestite in televisione
Cari bambini, bande, banditi
la margherita arriva al tavolo di sangue
omicidi e grandi partiti

Voglio solo una possibilità
credo nella fortunatutti meritano chance
Luna sulla mia città
voglio solo la mia possibilitàuna possibilità
dammi solo un motivo per non andarmene

Ero fiero di fare l’italiano
per storia e l’impero dove abitavo
Giordano Bruno da Dante a Da Vinci
Colombo partì da Palos
ora vedo uno strano Stato
finestre aperte sullo sfondo
fuori dalle strade
chi sta coperto invece fuori fori nelle case
mi squilla il cellulare
c’era un fratello che non ha voluto confessare

Di battere o levare
siamo nell’anno del signore 2012, la guerra e tanta fame
alla vigilia della fine del mondo la terra va a puttane
la giusta via me la puoi indicare chi tenta d’ingannare
i demoni come Parnassus
chi cercherà di rifugiarsi sempre più in basso
il presidente e i capi dov’è che andranno finire?
già nascosti in bunker antidisastro
fatti ad incastro con il big passport
poi c’è chi resta qui sotto un pilastro

Ti buttano in pasto a chi c’è rimasto
io premo quel tasto
dammi una chance che passo

Voglio solo una possibilità
credo nella fortuna
tutti meritano chance
Luna sulla mia città
voglio solo la mia possibilità
una possibilità
dammi solo un motivo per non andarmene!

.

R.I.P.

..e poi pensi che hai perso un amico, un complice, un ultras vecchio stampo non solo del Napoli, ma della vita! Un esempio per tutti noi, la forza di andare avanti nonostante il dolore, il coraggio di mostrarsi sereno agli occhi di chi lo guardava, quegli occhi che nascondevano il vuoto che un destino infame gli aveva lasciato.. un’istituzione, un punto di riferimento per molti.. manca già, mancherà ancor di più, ma mi piacerebbe ricordarlo sempre con un sorriso, perchè se da un parte porteremo con noi la tristezza per la sua scomparsa, dall’altra posso finalmente dire che per la prima volta nella mia famiglia la vita ha seguito il suo corso naturale, onori ad una grande persona, ad un grande uomo! Ritrovi la tua sposa, da oggi più felice, a lei quando andò via dedicai questa canzone, oggi immaginandovi riuniti faccio lo stesso per te! 

Barcellona è realmente cambiata?

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(tratto dal blog “Italiani a Barcellona”)

Barcellona è realmente cambiata?

Barcellona è diventata, negli ultimi anni, una delle mete preferite dagli italiani. 

Vuoi per i tanti voli low cost che permettono di raggiungere Barna anche solo per un week end, vuoi per la grande comunità italiana in Catalogna, oggi tantissimi italiani vivono o sono stati in vacanza in questa splendida città. Ma negli ultimi anni la città è cambiata, e spesso si sentono italiani che criticano Barcellona, i motivi sono vari :

  • Le case sporche e le famose “cucarachas”
  • La poca sicurezza
  • Il fatto che non sia una città “spagnola” come molti credono.

Ho vissuto a Barcellona per 2 anni, e ci sono tornato di recente questa estate e ho notato, a malincuore, il cambiamento, in peggio della città.

La Ramblas ormai è preda di drogati, ladri, pusher e prostitute in cerca di qualche cliente, il Raval è quasi impossibile passarci di notte da soli, la crisi ha messo in ginocchio l’edilizia della città, e la disoccupazione è  cresciuta a livelli altissimi rispetto alla media Europea.

Ma nonostante tutto io continuo ad amare questa città, ed è l’amore per Barna che mi ha spinto a scrivere questo post.

Troppo spesso  vengono rivolte  critiche a questa città e onestamente penso che chi lo fa, non ha capito a fondo lo spirito di Barcellona. Uno dei motivi di grande delusione, a mio avviso, è proprio il fatto che noi italiani su Barcellona abbiamo creato un mito, ora la crisi e i tanti turisti stanno sfatando questo stesso mito mettendo molte persone davanti a una realtà che fino a qualche tempo fa, forse, veniva ignorata :

Barcellona è una città come tutte le altre!

Pensate che se girovagate per il centro di Amsterdam, Parigi o Londra con la vostra telecamere nuova di zecca in mano sia meno pericoloso? Io non credo.

Il Raval mette paura? Si può darsi, ma ogni città ha il suo “quartiere proibito” ( e il Raval non è poi così proibito).

La Ramblas? fate un giro al distretto a luci rosse ad Amsterdam, non è poi così differente (e non mi riferisco alle donne in vetrine).

Le case? In Spagna, o perlomeno a Barcellona, non esiste una vera e propria cultura della casa così come la pensiamo noi italiani, le cucine sono piccole, le case abbastanza vecchie (ma una delle cose che molti turisti amano è proprio il mix creato dall’antico e dal moderno che si mescolano nella città), ma siamo in Spagna mica in Italia. 

Gli stipendi sono bassi? La Spagna non è mai stata una potenza economica, i salari sono forse anche più bassi rispetto l’Italia, ma questo si sa già chi va a lavorare in Spagna pensando di diventare ricco forse rimarrà deluso per questo.  (anche se glielo auguro).

Gli affitti alti? Cercate burbuja imobiliaria Espana e capirete tante cose, il boom di studenti e turisti ha fatto saturare questo settore portando i prezzi alle stelle, anche se sempre contenuti se comparati con altre realtà Europee come Milano, Roma, Amsterdam, Londra, Parigi.

Barcellona non è spagnola? Tema caldo, molto caldo … La risposta per me è una sola, se ci vivi devi accettare il modo di pensare dei catalani, non si può avere la pretesa che la città si adatti a noi, ma casomai dovrebbe essere il contrario, adesso vivo in Olanda e molte cose sono diverse rispetto alla mia cultura o mentalità, ma mi sforzo di accettarle, così come non mi ponevo problemi a dire “bon dia” al vicino invece che “buenos dias”, non è poi la fine del mondo imparare qualche parola in catalano. E sfatiamo questo mito dei catalani “razzisti” che ti forzano a parlare la loro lingua, non è vero! Ho vissuto con ragazzi “catalanisti” e non ho mai avuto problemi con loro né con altri, vogliamo parlare di alcuni “indipendentisti” che abbiamo avuto, fino a qualche giorno fa, al governo?

La realtà è una sola : noi italiani abbiamo costruito un mito su Barcellona, e oggi questo mito rischia di sfaldarsi semplicemente perché molta gente si rende conto che non era come si aspettava.

Sia che ci vivi sia che vai in vacanza, se riesci ad apprezzare il vero spirito della città allora capirai perché Barcellona è così speciale. Se sei in vacanza, tieni presente che non esiste solo la Ramblas, anzi quando “scendi” laRamblas, entra nei vicoli a sinistra e destra, vai a bere una birra in Plaza Real, fai un giro al barrio gotico, goditi la boqueria.

Ma non fermarti, visita Mare Magnum, vai a Barceloneta, Port Vell, Parc Guell.  Sono tanti i posti di Barcellona must visit, non esiste solo la Ramblas o Plaza Catalunya. Il Raval può essere visitato di giorno senza problemi e scoprirai un quartiere multietnico fantastico, locali con ottimo cibo e ottima musica e tanta, tanta gente che è li solo per divertirsi.

Barcellona è viva, ogni giorno, ogni notte, a qualsiasi ora, è una città capace di dare emozioni come pochi, ma bisogna saperle cercare le emozioni. Quindi se andate in vacanza a Barna (si, si chiama Barna non Barça, che invece indica il team di calcio, altro piccolo mito da sfatare ), non pensate(solo) a Ramblas, guapas y mojitos, cercate di andare al di là dei classici stereotipi, godetevi la vita notturna e le bellezze della città(in tutti i sensi), ci sono tante cose da vedere a Barcellona, e non tutte si trovano nel centro della città(a metro funziona perfettamente) 

Se invece ci vivete beh .. imparate ad accettare una cultura diversa dalla nostra, una mentalità diversa e non pretendete che sia la città o le persone ad adattarsi a noi, ma casomai il contrario, e riguardo al lingua beh .. in Catalunya si parla catalano, non è così difficile da capire e imparare  e il comune mette a disposizione corsi gratis da seguire. 

In conclusione : si amo Barcellona, le sue case vecchie, le cucarachas, laRamblas, ma ciò che amo di più di questa città e il sorriso, quel sorriso stampato sul volto delle persone che incontri, sempre, perché Barcellona ti tocca il cuore, e una volta che succede non potrai mai scordarla più, questo è il vero mito di Barcellona.

Comença un nou any..

Comença un nou any! ..da queste parti in queste ore è la frase che si sente di più, ovviamente dai nativi catalani, ed è cosi che in una delle nostre pause pomeridiane, e proprio da Barcelona, riapro ufficialmente il mio blog. Il perchè? Forse perchè credo sia giusto raccontarsi, buttare fuori qualcosa e non tenerselo dentro, e considerare cosa buona e giusta creare valvole di sfogo quando qualcosa ti provoca asfissìa. Da qui la decisione di dare un seguito ai vecchi articoli: un tempo si raccontavano serate interminabili, follie notturne, e le cose più strane del mondo.. poi il buio, cercavo di creare un filo impercettibile tra me e qualcosa/qualcuno che volevo con me e non c’era più, e scrivere non mi dava più le stesse soddisfazioni di prima, non mi appagava più. Ho chiuso dentro di me le mie sensazioni, i miei sentimenti, quello che proprio non mi andava più di scrivere perchè il 99,99% delle persone che mi avrebbero letto, difficilmente avrebbero capito cosa stavo realmente scrivendo. Oggi, lontano da casa, pieno di buoni propositi per l’anno che comincia, assistito dalle persone che cercavo, che continuo a non vedere ma so che ci sono e mi proteggono, provo a riprendermi la mia vita. Riparto da me, da mia moglie, e da due occhi grossi come i miei, ma che non sono i miei.. Sono quelli di chi mi ha ridato la vita, sono quelli di chi ha ridato la vita (o quasi) ai miei familiari. Una gioia nuova, che ti distrae dalle cose brutte che la vita ti riserva, e ti fa sperare, ti obbliga ad andare avanti a testa alta, ed a credere in un domani migliore. Per quei pochi che ancora non l’avessero capito, sono gli occhi di mia figlia Miriam Soraya. Nata 3 mesi e mezzo fa, oggi riempie le mie giornate, i suoi sorrisi cicatrizzano il mio cuore e la mia mente. E’ da qui che si riparte: la storia è la stessa, cambiano gli attori, cambia il copione, ..in scena!

27/11/2009 h.15:30

27/11/2009
h.15:30

..Tra poche ore sarà un anno esatto che ci hai lasciati,
o meglio un anno esatto che ti hanno portato via..
e sento ancora addosso la tua voce, le nostre follie,
i nostri momenti che nessuno potrà portarci via..
neanche il tempo!
..E’ che mi manca viverti,
mi manca poter uscire insieme,
o chiacchierare e confidarci fino a tarda notte
in qualche posto sperduto e dimenticato dal mondo..
mi manca quel fissarci
e magari con uno sguardo,
con un sorriso capire già tutto..
quaggiu’ bisogna accontentarsi dei ricordi,
e quelli si sa..
non bastano mai..
non ti saziano, non ti fanno sentire appagato..
è come continuare ad aspettare qualcosa
che pero’ non arriva mai..
qui stiamo imparando a darci forza restando uniti,
ma ognuno di noi sa quanto quel vuoto non verrà mai colmato!
Non ci sei più,
eppure dentro
me sei sempre vivo,
e sara’ cosi per sempre..

Sappi che difenderò il tuo nome
fino all’ultimo dei miei giorni.. ovunque!

Questo te lo giuro!
T vogl ben!

     

Un’anno senza te..

 

“..bisogna sapere che la Vita non è sempre come sembra essere..
Le parole non possono esprimere cosa significhi per me..
Anche se tu te ne sei andato,
siamo ancora una squadra attraverso la tua famiglia!
E proverò io a soddisferare i tuoi sogni.
Nel futuro non vedo l’ora di vedere se aprirai I cancelli per me!
A volte mi abbandono ai ricordi,
la notte in cui si presero il mio fratello..
Provo a dimenticare, ma continua ancora..
Quando sono reali, i sentimenti sono difficili da nascondere!
Non puoi immaginare il dolore che provo..
Darei qualsiasi cosa per sentire metà del tuo respiro..
Ma so che tu stai ancora vivendo la tua vita dopo la morte:

 

1860-2010: IL TRAUMA DI NAPOLI

 
  
In 10 minuti, il motivo per cui Napoli e il meridione soffrono da 150 anni. Un Regno sfarzoso e ricco, produttivo e laborioso, improvvisamente invaso senza dichiarazione di guerra allo scopo di depredarne le ricchezze.  Fondamentale il supporto e la spinta degli inglesi, timorosi del Regno delle Due Sicilie e della sua forza nel Mediterraneo dopo l’apertura del Canale di Suez. E oggi i napoletani, e i meridionali in genere, hanno assunto il modo di fare e di essere che 150 anni fa si studiò a tavolino per loro. La denigrazione e le falsità storiche hanno raggiunto il loro scopo già da tempo e così i Napoletani sono hanno perso identità e dignità. È ora di reagire a questa situazione, ritrovare la dignità sottratta e
tornare ad essere Napoletani con la “N” maiuscola, rialzare la testa e camminare con la schiena dritta. Lo hanno fatto per più di un secolo, guadagnandosi il rispetto e la stima del mondo intero, prima di essere invasi. Il tutto con intento revisionista perchè è giusto che la gente sia informata sulla storia d’Italia che si è fatta col sangue e i danari dei “Napolitani”.

V.A.N.T.O.


1) LO SVILIMENTO DELLA NAPOLETANITA’

a) Napoli, città amministrata male e vissuta peggio

Napoli, capitale europea in discesa libera. Il malgoverno locale, il disamore di grande parte dei napoletani nei confronti della città, il Governo centrale sempre più lontano dall’impegnarsi nella risoluzione della questione meridionale e la campagna di denigrazione anti-napoletana sempre di tendenza nella nazione, hanno minato sempre più negli anni l’orgoglio d’esser napoletani.

Gli amministratori cittadini hanno fatto sprofondare la città in un baratro dal quale appare difficile uscire. Basta scendere per strada e toccare con mano cosa significhi avere alle spalle un’amministrazione che non sappia porre rimedio alla deriva delle condizioni minime di vita sociale in cui versa la città.

La manutenzione della “cosa pubblica”, da ordinaria si è trasformata in straordinaria, e di ordinario ci ritorna il pericolo. Il discorso scivola inevitabilmente sul degrado del patrimonio artistico e architettonico della città. Monumenti, chiese, palazzi storici, musei, strade e piazze sempre più abbandonate a se stesse, senza un minimo di intervento che ne assicuri il decoro e la salvaguardia. Un centro storico, patrimonio dell’umanità, nel mirino degli ispettori dell’UNESCO che tengono d’occhio lo stato indecente in cui versa.

I pochi interventi disposti vengono eseguiti con materiali di compromesso e lavorazioni non a regola d’arte.

I cittadini, dal canto loro, non sentono più amore per la città e assecondano ormai l’atavica tendenza all’anarchia; il senso civico è ormai rarissimo e i tanti comportamenti incivili, altrove stigmatizzati, sono ormai normalità impunita. I napoletani, in sostanza, otre ad essere i principali artefici del degrado in cui vivono, sono divenuti principali colpevoli del proprio declassamento sociale.

b) Conseguenze

E’ inconfutabile che, a causa della grossa eco che Napoli profonde, sia in atto in Italia un’emarginazione e una  ghettizzazione del popolo napoletano a tutti i livelli sociali. Se oggi un napoletano mette piede fuori i confini territoriali porta dentro di se una sensazione di soffocamento del proprio modo di essere, della propria napoletanità più autentica che non è vista più come un valore ma come una colpa a prescindere.

Tutto questo, però, è anche frutto di una campagna di denigrazione politico-sociale partita 150 anni fa e mai arrestata. Oggi l’informazione é spesso deviata, quando non semplicemente amplificata, perché il nome Napoli fa “rumore”. I telegiornali riempiono i palinsesti dei mali di Napoli come fosse una moda, una tendenza. L’intero sud è colpevolmente e consapevolemente dimenticato, e nascosto dietro la questione napoletana che assorbe artificiosamente tutte le attenzioni.  Le responsabilità di tutto questo sono da attribuire a:

•  la politica nazionale sempre pronta a cavalcare il “mostro-Napoli” per nascondere i reali problemi del paese;

•  i politici locali che non hanno gli attributi per rappresentarci e per difendere il nostro buon nome e la nostra cultura unica;

•  i napoletani stessi che in grandissima parte rovinano l’immagine della propria città.

Tutto questo ha portato ad un’assuefazione al fenomeno e il napoletano stesso pare avere perso la propria dignità e il proprio orgoglio.

Questa amara denuncia è stata commentata sul quotidiano “ROMA” dal bolognese d.o.c. Italo Cucci che ne ha riscontrato un fondo di verità.

 2) LA NAPOLETANITA’ INTESA COME PREGIO E VALORE DA RIAFFERMARE

Senza volersi issare a depositari della verità assoluta, si può tranquillamente affermare che il concetto di “napoletanità” va sanato da contaminazioni virulente che filtrano tanto dall’esterno quanto dall’interno stesso.

La napoletanità, quella autentica e pura, è un valore altissimo e prestigioso intriso di cultura, storia, arti, scienze e conoscenze. Non si può accettare di veder svilito questo patrimonio da attacchi alieni che ne infangano il prestigio.

La Napoli borbonica del 700 sviluppò l’economia e il benessere economico con molteplici primati in ogni campo invidiati in Europa e nel mondo intero. L’attuale questione meridionale è un problema generato dall’Italia repubblicana che, una volta fatta, ha trasferito quella ricchezza e quel patrimonio al nord abbandonando l’intero Sud a se stesso. Per cui non si può accettare che si parli oggi del meridione come palla al piede della Nazione. I fenomeni malavitosi che incancreniscono l’economia meridionale sono conseguenza delle sacche di povertà generate da quell’abbandono che ancora oggi è nascosto dietro le solite e inconcludenti chiacchiere.

 3) I VALORI UNICI DELLA NAPOLETANITA’

La storia di Napoli è ricca e complessa come poche e parla di una città antichissima ambita da sempre per la sua posizione geografica. Le molte dominazioni hanno lasciato tracce importanti tanto che il Bureau du Comité patrimoine mondial dell’Unesco ha inserito il centro storico della città nell’elenco dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità proprio per tale ricchezza di avvenimenti che conferiscono al sito “un valore universale senza uguali capace di esercitare una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa”.

Qui si sono avviati i trasporti su ferro, incentivati i commerci via mare, avviate industrie e create produzioni di prestigio; è stata sostenuta ogni forma d’arte e promossa la cultura.

Sempre capace di creare nuovi corsi in ogni campo, Napoli è culla di letteratura, filosofia, così come della ricerca medica e di quella scientifica nonché fucina di prestigio della classe forense e di quella giornalistica. Non si può non riconoscere il ruolo e l’apporto dei napoletani all’antica e alla moderna “intellighenzia” italiana.

Nel campo delle arti, la città ha sfornato filoni e artisti; quella di Posillipo in pittura, quella di Capodimonte in ceramica ma anche l’arte presepiale sono solo alcune tra le più importanti scuole di fama mondiale.

La canzone napoletana del 900 ha posto le basi della melodia italiana e si è spinta in tutto il mondo come nessun filone nazionale sia mai riuscito a fare; non può oggi essere confusa con una sottocultura musicale “usa e getta”, più comunemente detta dei neomelodici, che va considerata per quella che è, ma che finisce per essere assimilata altrove e non solo come moderna cultura musicale partenopea.

Il Teatro e il cinema “made in Naples” hanno sfornato artisti di prim’ordine, contribuendo in maniera corposa e decisiva a quella che è la “commedia all’italiana” che ha segnato il costume dell’Italia dello scorso secolo.

La bellezza dei luoghi è unica e incommensurabile; una terra tridimensionale sospesa tra aria, acqua e fuoco. Il vulcano, i monti, le colline, il mare, la magia dei campi flegrei cosi suoi crateri e i suoi laghi, le isole, le scogliere e le costiere, i mille panorami tutti diversi fra loro fanno del napoletano un comprensorio unico che gli antichi romani scelsero come terra di piacere, definendola “Campania Felix”. Non si può accettare che un territorio unico come questo, quantunque offeso da anni di incuria e male offerto, sia apostrofato e denigrato dai prevenuti buontemponi di turno.

Napoli e la Campania vantano una rinomata tradizione culinaria e basti ricordare che da questa terra è stato esporto in tutto il mondo quella che il simbolo della globalizzazione per antonomasia (e non simbolo oleografico), la pizza.

In campo sportivo, nonostante l’atavica mancanza di strutture sportive di supporto, Napoli ha sempre sfornato atleti di livello mondiale, contribuendo sempre in maniera cospicua al conseguimento dei medaglieri olimpici nazionali e prestando spesso figli della sua terra alle nazionali delle varie discipline sportive di squadra e non.

Tutto questo è solo parte di uno spettro complesso che porta ad affermare che la napoletanità autentica, quella che sprizza valori artistici e culturali di ogni tipo, è un valore da tutelare e da difendere dagli attacchi di chi fa di tutto per infangare e offendere, a prescindere e per partito preso, una cultura unica che non ha niente da invidiare a qualsiasi altra al mondo.

 4) OBIETTIVI

L’obiettivo è quello di restituire ai napoletani e alla città di Napoli la dignità altissima che merita. I pregiudizi dilaganti dovuti a mistificazioni e travisamenti, a pittoresche descrizioni del mondo partenopeo, e all’oltraggiosa confusione tra cultura e sottocultura napoletana, hanno proiettato un’immagine distorta della città e dei suoi figli.

I napoletani veri, quelli che ancora oggi continuano a dare lustro alla tradizione partenopea attraverso il loro operato, a piccoli o grandi livelli, devono unirsi in una causa comune e fare “network” per affermare l’autentica napoletanità, quella più colta e dotta, a dispetto di quella più degradante che tanto piace all’ignorante che ci osserva dall’esterno.

Bisogna che i napoletani tutti capiscano cosa significhi esserlo e che ne riscoprano l’orgoglio e la fierezza, camminando in ogni dove con la schiena dritta e a testa alta. Tutto questo onorando ogni giorno il concetto altissimo di “napoletanità”.

Solo così si potrà recuperare il senso civico e il prestigio di essere napoletani, cosa di cui doversi vantare.